

Fung Yu-lan: come si esprimevano i filosofi cinesi

    Fung Yu-lan, laureatosi in filosofia all'Universit di Pechino
nel 1918, ha proseguito gli studi negli Stati Uniti, seguendo, fra
l'altro, le lezioni di J. Dewey. Nel 1954 ha ottenuto la cattedra
di Storia della filosofia cinese all'Universit di Pechino, dopo
avere aderito al marxismo. Egli  uno dei pi importanti storici
cinesi di filosofia cinese. Nel 1947 ha scritto, direttamente in
inglese, una Breve storia della filosofia cinese (dalla cui
traduzione italiana  tratto il brano che segue), rivolta al
pubblico occidentale. La contrapposizione fra precisione e
suggestione indica in modo estremamente chiaro la differenza fra
il pensiero occidentale e quello cinese

    Uno studente occidentale che inizi lo studio della filosofia
cinese si imbatte subito in due ostacoli: il primo ostacolo,
naturalmente,  la difficolt della lingua; il secondo  il modo
particolare in cui i cinesi si sono espressi. Dir prima di
quest'ultimo.
            Colui che incomincia a leggere opere filosofiche
cinesi  immediatamente colpito dalla brevit e discontinuit dei
detti e degli scritti degli autori. Aprite gli Analecta confuciani
e vedrete che ogni paragrafo consiste di poche parole e non vi 
quasi alcuna connessione tra un paragrafo e il seguente. Aprite un
libro che esponga la filosofia di Lao-Tze e vedrete che l'intera
opera [il Tao T Cing]  di circa cinquemila parole - non pi
lunga quindi di un articolo di rivista: eppure vi troverete tutta
la filosofia di Lao-Tze. Uno studente uso al ragionamento
elaborato e all'argomentazione minuziosa sarebbe certo in
imbarazzo nel dover interpretare i detti dei filosofi cinesi;
concluderebbe probabilmente che esiste discontinuit nel pensiero
stesso; se cos fosse non esisterebbe filosofia cinese perch il
pensiero discontinuo non merita certo il nome di filosofia.
            Si pu giustificare l'apparente discontinuit dei
detti e degli scritti dei filosofi cinesi, facendo presente che
non si tratta di formali opere filosofiche. Secondo la tradizione
cinese, lo studio della filosofia non  una professione; ciascuno
dovrebbe studiare la filosofia cos come in Occidente ciascuno
dovrebbe andare in chiesa. Lo studio della filosofia tende a far
s che lo studioso sia capace, in quanto uomo, d'essere un uomo e
non un particolare tipo di uomo. Altri studi - ma non quello della
filosofia - pongono lo studioso in grado di essere un particolare
tipo di uomo. Cos non esistevano filosofi di professione, e chi
scriveva di filosofia non si sentiva obbligato a stendere trattati
formali. La maggior parte dei filosofi cinesi non produsse alcuno
scritto filosofico formale: per conoscere la loro filosofia
occorre consultare le raccolte dei loro detti o le lettere che
scrissero ai discepoli e agli amici. E poich le lettere non
appartengono a un solo periodo della vita di chi le scrisse e le
raccolte dei detti non sono opera di una sola persona, non
dobbiamo meravigliarci di trovarvi una certa discontinuit e
talvolta persino delle contraddizioni.
            Quanto abbiamo esposto pu spiegare perch gli
scritti e i detti di numerosi filosofi sono discontinui, ma non
spiega perch sono brevi. Alcuni scritti filosofici, quelli di
Mencio e Hsn-tse, ad esempio, presentano argomenti e ragionamenti
sistematici ma, a paragone degli scritti filosofici
dell'Occidente, mancano di una sufficiente coerenza. Il fatto che
i filosofi cinesi erano soliti esprimersi nella forma di aforismi,
apoftegmi, allusioni ed esempi. L'intero libro del Lao-Tze 
composto di aforismi, e quasi ogni capitolo del Chuang-Tze
[l'altra opera fondamentale del taoismo]  pieno di allusioni ed
esempi. Ci balza subito all'occhio; se confrontiamo gli scritti
filosofici occidentali con le opere di Mencio e Hsn-tse troviamo
ancora troppi aforismi, allusioni ed esempi. Gli aforismi devono
essere molto brevi; le allusioni e gli esempi sono discontinui.
            Tuttavia la mancanza di sistematicit e precisione 
compensata dalla forza suggestiva. La precisione e la forza
suggestiva sono, naturalmente, tra loro incompatibili; pi una
espressione  precisa, meno  suggestiva - cos come pi
un'espressione  prosaica, meno  poetica. I detti e gli scritti
dei filosofi cinesi sono tanto poco sistematici e precisi che la
loro forza suggestiva non ha limiti

 (Fung Yu-lan, Storia della filosofia cinese, Mondadori, Milano,
1975, pagine 12-14).

